ESAMI, TRA RITI SCARAMANTICI E LEGGENDE METROPOLITANE

I fatti di seguito raccontati sono avvenuti o in Via delle STREGHE o agli Istituti (allora) Maschili di Viale O. Antinori

Con qualsiasi studente avevi occasione di parlare ti potevi rendere conto, anche se non veniva ammesso, di come la scaramanzia alla vigilia di un esame non solo era ricorrente ma veniva cercata e se non accadeva quanto normalmente previsto erano guai .C’era chi si preoccupava perché non aveva i soliti disturbi gastrointestinali, chi non riusciva a capacitarsi che quella mattina contrariamente al solito non riusciva a liberarsi dei succhi gastrici con dei conati, chi la sera prima andava a mangiare la pizza con la stessa persona che gli aveva fatto compagnia la sera antecedente il primo esame superato. Ognuno aveva il suo rito e le risposte dovevano essere sempre le stesse altrimenti subentrava un minimo di preoccupazione. Tra tutti quanti alcuni mi hanno colpito in maniera particolare e sono rimasti impressi nella mia memoria.

Il nostro amico STEFANO, reatino, ora chirurgo a Terni, quella mattina si presentò nel mio ufficio che allora si trovava al primo piano della palazzina D, al mitico interno telefonico 69, e, pur essendo un ragazzo scrupoloso e fondamentalmente preparato, mostrava delle perplessità sull’esame che doveva sostenere. Dopo le solite frasi di circostanza (non ti preoccupare che andrà tutto bene……..vedrai che prenderai un bel voto……..devi stare tranquillo perché la tua preparazione è una garanzia…ecc.) non ottenendo i risultati sperati lo presi per un braccio, lo portai fuori dell’ufficio e lo pregai di andare all’università e compiere il proprio dovere. Stefano dopo aver fatto un passo si mise faccia al muro e fece finta di piangere. Io, senza pensarci tanto, gli diedi un bel calcio affermando che se non fosse andato subito lo avrei accompagnato, a calcioni, fino al cospetto del professore. L’esame andò bene e da quella volta la mattina di ogni esame il nostro caro chirurgo passava davanti l’ufficio per prendere il “CALCIONE PORTAFORTUNA”.

Italo da Agnone, ora pediatra a Branca, ha trascorso tutte le mattine in cui doveva sostenere un esame a fare il possibile per non incontrare una dipendente che lavorava in guardaroba e che tutti pensavano fosse foriera di bocciature a raffica. La storia racconta che il buon Italo riuscì nel suo intento. Ormai, laureato, non pensava più ai suoi riti scaramantici e prima di uscire dal collegio  incontrò  la guardarobiera che gli chiese: “Ora che specializzazione farai?”. E lui: “Pediatria”.
“Se vuoi ti posso mettere una buona parola con il professore che conosco personalmente” proseguì lei. Italo impallidì ma non riuscì a dire altro che: “La ringrazio”. L’esame di specializzazione andò bene e da allora ogni volta che capitava in collegio si recava in guardaroba per scambiare qualche parola con la dipendente.

Esame di laurea, rettorato, in fondo al corridoio compare il nostro carissimo Raffaele, ora gastroenterologo a Spoleto, vestito di tutto punto. Quando mi avvicino per salutarlo mi rendo conto che la cravatta era tutta sgualcita e lisa. Alla richiesta di una spiegazione il nostro Raffaele, sorridendo ,mi disse “Con questa cravatta ho sostenuto il primo esame con la LoccI (professoressa di Istologia ed Embriologia) e da allora l’ho messa ad ogni esame e si vede che di battaglie ne ha fatte molte”. L’esame di Laurea  andò benissimo ma non so se il “cimelio” lo ha conservato.

Adriano Colonna

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